Cos’è un elzeviro?

Posted on 9 luglio 2010 di

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Versione tedesca di un trattato di Salvatore Fabris pubblicato a Leida da Isaac Elzevier nel 1619.Il termine “elzeviro” deriva dal nome di una famiglia di editori-tipografi e librai olandesi , gli Elsevier, che esercitarono la loro attività in diversi centri tra il 1583 e il1712. Le loro edizioni sono autentici capolavori tipografici la cui principale originalità consiste nella nettezza e finezza dei caratteri, incisi da Christoffel van Dyck, il quale non fece altro che riprodurre i caratteri delle più antiche tipografie italiane. Il cosiddetto elzeviro era il carattere di stampa usato dagli Elzevier ad Amsterdam.
Il termine “elzeviro” è passato poi ad indicare nei giornali, l’articolo di fondo della terza pagina (quella culturale) , originariamente stampato con tale carattere.
Solitamente era un pezzo di critica letteraria o teatrale, oppure una riflessione erudita su un tema di attualità o di costume.
Apparve per la prima volta sul quotidiano romano Il Giornale d’Italia di Alberto Bergamini. Bergamini scelse per l’articolo principale della Terza pagina tale carattere tipografico perchè, avendo un modello triangolare, conferiva più leggerezza alla pagina e permetteva inoltre di utilizzare un corpo più ridotto pur mantenendo una grande leggibilità. Gli elzeviri sono infatti articoli molto estesi.
La storica prima terza pagina del Giornale d'Italia di Bergamini, Il carattere è elzeviro
Dal 3 gennaio 1905 il Corriere della Sera iniziò a fare altrettanto e l’elzeviro venne così codificato ed “istituzionalizzato”, passando ad indicare, più che il carattere, l’articolo scritto con quel carattere. Da allora tutti gli articoli di apertura delle Terze pagine dei quotidiani vengono chiamati elzeviri.
Per il prestigio della sua collocazione nella Terza pagina, gli autori degli elzeviri erano esclusivamente scrittori affermati: non potevano scrivere elzeviri i giornalisti. Per questo, l’elzeviro rappresentò per molte generazioni di scrittori un punto d’arrivo, la dimostrazione del raggiungimento di un livello di eccellenza.
Nel dopoguerra l’elzeviro perse il suo carattere di “vertice della cultura”. I direttori dei quotidiani decisero che l’apertura della Terza pagina doveva essere interessante anche per un pubblico non intellettuale e quindi aprirono l’elzeviro ai giornalisti di professione. Su alcuni quotidiani l’elzeviro divenne anche una rubrica fissa, affidata a uno o più giornalisti in rotazione. Non era infrequente, poi, che alcuni di loro raccogliessero i propri elzeviri in volume: è il caso ad esempio di Farfalla di Dinard e Auto da fé, due opere che raccolgono gli elzeviri composti da Eugenio Montale, per il Corriere della Sera.
Oggi, scomparsa la Terza pagina, il termine elzeviro sopravvive come titolo di rubrica in alcuni quotidiani..

Abbiamo scelto “l’Elzeviro” come titolo del giornale online per l’ambizione o l’illusione di redigere articoli che non si limitino alla sola trasmissione della notizia ma anche a scolpirne attorno un pensiero e uno stile che possa risultare gradevole alla lettura. Ogni nostro articolo sarà un piccolo manufatto, forse di qualche valore oppure alcuno, comunque frutto di un lento e laborioso lavoro di limatura di un giovane apprendista, artigiano della penna.

[Parti liberamente tratte dall’enciclopedia Universo dell’Istituto geografico Agostini e da Wikipedia]

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